Gli 8 Passi dello Yoga


Dovendo cominciare dalle basi, basi che non siano i puri asana, ecco se dovessi scegliere da dove cominciare per “spiegare lo Yoga” a chi sta iniziando o a chi vuole saperne di più, direi Yamas e Niyamas!

Sii, lo so tutti (o quasi) veniamo a contatto con lo Yoga attraverso la pratica fisica degli asana, ma come vi dico spesso, c’è molto, moolto di più oltre a questo!

Gli Yamas e i Niyama sono i primi 2 degli 8 rami dello Yoga così come definito da Patanjali nei suoi Yoga Sutra all’incirca nel terzo secolo a.C., ovvero le 8 qualità fondamentali che lo Yogi deve fare sue per percorrere il sentiero che lo porterà a raggiungere il Samadhi, "l’illuminazione".


In ordine gli 8 rami, ai quali Patanjali si riferisce col termine Ashtanga (da Ashta che letteralmente significa 8 e anga, membra, arto) sono: Yamas, Niyamas, Asanas, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana e per ultimo appunto Samadhi.


Gli Yamas sono i principi etici di comportamento da seguire nei confronti degli altri e dell’ambiente (rispettivamente Ahimsa, Satya, Asteya, Brahmacharya, Aparigraha).


I Niyamas sono invece gli atteggiamenti che dovremmo adottare nei confronti di noi stessi nel nostro stile di vita (Saucha, Samtosha, Tapas, Svadhyaya e Ishvarapranidhana).


Il terzo passo di cui parla Patanjali è Asana si riferisce alla postura fisica che definisce come sthira sukham asanam (letteralmente posizione stabile e confortevole) facendo riferimento alla posizione seduta da meditazione in cui il corpo e la sua percezione scompaiono.


Pranayama: il respiro costituito da un'inspirazione e un'espirazione controllata ed eseguita in una posizione stabile attraverso i quali assorbiamo e controlliamo il prana (ovvero la forza vitale che sostiene ogni essere vivente).


Pratyahara consiste nella ritrazione dei sensi, nello spezzare il legame che c’è tra la mente e le informazioni che ci arrivano dagli organi di senso.

Rivolgendo la consapevolezza verso l’interno impariamo ad ignorare i rumori che ci circondano o a resistere, ad esempio, a quell’improvviso pungente prurito che, senza pratyahara, ci distoglierebbe dalla pratica (che sia fisica o di meditazione).

Pratyahara ci permette di spostarci successivamente verso:


Dharana, la concentrazione profonda e focalizzata verso il solo oggetto della nostra pratica – che può essere una parte del corpo, una qualità sulla quale vogliamo lavorare, il respiro, un mantra, un chakra – e questo crea le condizioni ottimali per immergerci nello stato di:

Dhyana, in cui cessa lo sforzo della concentrazione ed entriamo in meditazione o in contemplazione. Uno stato in cui la mente entra finalmente in comunicazione con l’oggetto della nostra attenzione e che conduce a sua volta al:


Samadhi, in cui la nostra mente, intesa come la nostra identità personale, il nostro essere si fonde completamente con l’oggetto della nostra pratica diventando con esso un tutt’uno.


L’avevo detto che c’era molto di più oltre agli asana...😳 🤯 😌


Sicuramente saremo venuti a contatto con almeno qualcuno dei primi di questi 8 passi.

Il fatto di non aver cominciato dagli Yamas e Niyamas nel nostro approccio allo Yoga, avendo fatto esperienza magari sempre e solo di Asana e Pranayama non significa che siamo in ritardo per conoscere e approfondire gli altri rami della disciplina, ma come scrive T.K.V. Desikachar nel suo libro “il Cuore dello Yoga”:


Dal momento del concepimento fino al pieno sviluppo del bambino, le sue membra crescono simultaneamente: non è che prima cresce un braccio, poi una gamba, e così via. Allo stesso modo, lungo il sentiero dello Yoga gli otto aspetti si sviluppano in sinergia e in modo interrelato.

Dopo questo leggero approfondimento sugli Ashtanga di cui è composto lo Yoga classico definito da Patanjali possiamo permetterci di immergerci nella conoscenza del primo di questi 8 rami, gli Yamas.


Nel corso delle settimane vedremo anche come integrare Yamas e Niyamas nella nostra pratica fisica sul tappetino, proprio a partire da Ahimsa, la non-violenza.


Siete pronti?


Cominciamo da qui! 😉



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Bristol (UK)

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